Il presente attraverso la voce della Priora

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Sembra passato già un secolo dall’ultima edizione dei Giochi, eppure sono trascorsi solo  2 mesi, la Porta non si è mai fermata  e continua a lavorare  per rendere sempre più splendenti i colori Giallo-Blù.
Il percorso sembra ancora lungo, ma con la guida  delle parole della Nostra Splendida Priora Martina verremo proiettati verso un Settembre non più così lontano!!

 

Martina Cambiotti: Uguale a tutti i Portaioli…

  • Martina Cambiotti, da dicembre Priora gialloblu al fianco di Nicola Bossi; come sei diventata Priora di Porta San Benedetto? Come ti è stato comunicato? Le emozioni di quel giorno?
    • Tutto è iniziato con una telefonata di Nicola, all’incirca un anno fa, nella quale mi chiedeva senza tanti giri di parole di affiancarlo come Priora nell’avventura del suo nuovo mandato triennale, perché “ Così il popolo gialloblu ha deciso! ”. I 5 minuti seguenti, passati perlopiù a capire se quello del Priore fosse uno dei suoi strambi scherzi o meno, sono stati un turbinio di emozioni contrastanti. Del resto, a 29 anni quello di fare la Priora era un pensiero che non mi sarebbe mai e poi mai passato per la testa, e la paura dell’inaspettato mista ad un senso di inadeguatezza lì per lì hanno avuto la meglio, tant’è che la mia risposta a caldo è stata un secco e sgomento “ Ma te sei ammattito Nicò?! No! ”. Nelle settimane a seguire, però, il “corteggiamento” si è fatto più intenso e convincente, e quel no iniziale fortunatamente per me si è trasformato in un sì… comunque timoroso, sicuramente incosciente, forse come tutte le decisioni più azzeccate della vita.
    • Come si vivono i Giochi dal punto di vista della Priora?

    • E’ un punto di vista ovviamente per me totalmente inedito, al quale mi devo ancora abituare del tutto. Quello trascorso è stato un primo anno da Priora molto intenso, ricco di attimi dedicati alla Porta: questo ruolo ti “ruba” tanto tempo, specialmente se si prende la decisione di essere presente il più possibile e buttarsi a capofitto nel mondo gialloblu, ma ti dona di rimando una gamma di sensazioni indescrivibili. Non vi nego come vivere i Giochi de le Porte dal terrazzo comunale dopo tanti anni di arengo maggiore sia stata un’emozione fortissima: abbracciare dall’alto con lo sguardo il fantastico popolo di San Benedetto nella sua interezza “casinista”, osservarlo mentre incita, prega, si commuove, si emoziona, è stata per me un’esperienza che le parole non sono in grado di descrivere adeguatamente, al di là dei risultati non proprio elettrizzanti di questa edizione. Un punto d’osservazione nuovo, che mi ha trasmesso una dose ulteriore di entusiasmo ed energia, ed è riuscito a non farmi provare troppa nostalgia per i Giochi vissuti dalla piazza, anche se confesso che in quei 3 giorni la tentazione di tornare alle mie vecchie abitudini, scendere quelle scale e stare in mezzo ai portaioli gialloblu, è stata comunque tanta e persistente.
    • Qual è il ricordo più bello di tutto il tuo priorato?
    1. Questa è già una domanda difficile, direi ;). Sinceramente risponderei che ne ho già tanti ed ora come ora proprio non riuscirei a scegliere il più bello, poi però rischierei di essere troppo retorica. Ma sì, mi sa che correrò questo rischio: fino ad ora sono stata evidentemente una Priora fortunata, perché in un lasso di tempo relativamente breve ho già maturato una significativa collezione di ricordi stupendi, dalla mia presentazione ufficiale ai portaioli, alla gita a Norcia, al mio arrivo ai giardini il sabato del Corteo Storico “scortata” dagli amici frombolieri… proprio non sono in grado di stilare una classifica, mi dispiace.
    • La Priora è la carica massima per una donna; cosa ti sta lasciando umanamente questa esperienza? Tre parole che descrivono tale carica.
    1. Quello della Priora è un ruolo di rappresentanza, di responsabilità e di responsabilità della rappresentanza, che ti onora profondamente, ma del quale è altresì impossibile non sentire il peso, specialmente se intrapreso in giovane età. I primi tempi spesso mi è stato chiesto: “Che genere di Priora sarai?”. Ho riflettuto a lungo sulla risposta a questa domanda, ma non sono stata in grado di fornire una soluzione, semplicemente perché non ce n’è: non credo si possa decidere a tavolino chi sarai, cosa farai, come affronterai questa nuova esperienza. Ed è proprio quando ho smesso di pormi troppe domande sul “cosa dovrei fare?” e sul “cosa si aspettano ora gli altri da me?” che ho iniziato veramente a godermi gli innumerevoli aspetti positivi di questa carica, affrontando ogni situazione con soltanto la me stessa più spontanea, senza ingombranti retropensieri. Ed è quando ti liberi dalle sovrastrutture che scopri l’incredibile capitale umano gialloblu, le sue “vecchie leve”, persone appassionate, impagabili ed infaticabili, e la fantastica “armata” dei più giovani della Porta, con la quale, per vicinanza anagrafica, è stato impossibile non entrare immediatamente in sintonia (questo è uno dei vantaggi di essere una Priora “junior”). Ho stretto dei legami profondi, ho conosciuto persone eccezionali che mi hanno fatta sentire accettata e stimata, e questo è uno dei regali più belli che la Porta mi potesse fare. Con il tempo, poi, ho capito cosa avrei voluto dare io in cambio, ossia ascolto, orgoglio e complicità: tentare di tenere conto del punto di vista e delle esigenze di tutti, far sentire i portaioli orgogliosi di essere in parte rappresentati dalla sottoscritta, ed instaurare con loro un rapporto di fiducia e stima reciproche, che si basi sul concetto di non essere “meno” (mancano forse gli anni sulla carta d’identità, ma non la passione per i nostri colori… e, soprattutto, non manca il rispetto per la luminosa storia della nostra Porta e per i personaggi che l’hanno fatta), né “più” (in quanto la mia, se pur ai vertici, è una mera carica di rappresentanza e transitoria), ma “uguale” a tutti i portaioli, perché da Priora altro non posso essere che, per primissima cosa, una fiera portaiola gialloblu che intende fare, nel suo piccolo, il meglio per la propria Porta.
    • Il vestito della Priora è una delle prime cose che gli spettatori notano durante il corteo storico; descrivici il tuo abito, da chi è stato scelto e realizzato.
    1. Il modello dell’abito è stato scelto dal nostro Gruppo Corteo Storico, ed è ispirato alla figura di Santa Maria Maddalena dell’artista Carlo Crivelli, tratta dal polittico di Montefiore (1471 circa). Un modello a parer mio stupendo, ma sicuramente poco tradizionale (ed eravamo consapevoli sin dall’inizio del fatto che avrebbe diviso “l’opinione pubblica”). La realizzazione è stata interamente curata dalla sartoria di Porta, e le maniche ricamate da Laura Scatena. L’ispirazione per l’acconciatura è stato un altro dipinto del Crivelli, la figura di Santa Caterina, dalla Pala Ottoni risalente al 1492.
    • Qual è secondo te la forza di Porta San Benedetto? Tre parole per descrivere la Porta.
    1. Passione, grandezza, perseveranza. Siamo notoriamente una Porta grande, nel senso di numerosa, nella quale è possibile riscontrare una moltitudine di visioni e tanti diversi modus operandi, la cui coniugazione e coordinazione spesso è compito difficoltoso e faticoso. Quasi sempre, per fortuna, si è riusciti in tale impresa, proprio perché siamo una grande Porta anche nel senso astratto del termine, con un grande animo ed un grande motore, che alla fine, qualsiasi cosa accada, fa incastrare alla perfezione gli ingranaggi e fa andare avanti la macchina, e tale motore altro non è che l’amore incondizionato per i nostri colori, il comune denominatore che sopravvive negli anni.
    • Come vedi il futuro dei “Giochi de le Porte”?
    1. Innanzitutto io vedo un futuro, e questo, visti i tempi “funesti” e diffidenti, è già tanto 😉 … vedo un bel futuro per giunta, perché vedo tanti gualdesi e tanti giovani appassionati impiegare energie a profusioni per far vivere questa manifestazione, che è un “gioco”, sì, ma è anche qualcosa di più sovrastante e persistente, è folklore nel senso più puro del termine, ossia sapere del popolo, conoscenza ed espressione spontanea del nostro essere comunità e della nostra identità. Alla luce di ciò, anche se sembrerà una banalità, credo sia fondamentale che tutti i soggetti protagonisti remino nella stessa direzione, in un’unione di intenti, verso un obiettivo comune di crescita, di maturazione e, perché no, di “trasformazione” di questa festa, intesa come evoluzione che sia al contempo rispetto della tradizione e miglioramento.
    • Siamo arrivati alla fine dell’intervista; da Priora che cosa ti senti di dire a tutti i portaioli gialloblù?

    8) Sono enormemente orgogliosa di voi, ed onorata di rappresentarvi. Spero anche voi possiate essere orgogliosi di me, e sorridere un giorno ripensando a quella “munella” Priora un po’ per caso. Ed infine… non vi abbattete e continuate a camminare a testa alta e schiena ben dritta, perché non è forte chi non cade mai, ma chi cade e riesce poi a rialzarsi. E noi ci stiamo rialzando, come sempre! Io con voi, voi con noi! Forza San Benedetto!

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