Gualdo Tadino · Umbria

La Porta

Di settembre in settembre.

Il tempo passa, i bambini crescono, i costumi cambiano spalle. Il giallo e il blu restano un modo per riconoscersi.

UNA STORIA CHE CONTINUA

Porta San Benedetto

Fotografia storica del carretto e del corteo gialloblù
Il carretto e i colori della Porta. Restauro digitale con IA.
Fotografia storica di un portabandiera insieme ai bambini
Il vessillo, di generazione in generazione. Restauro digitale con IA.

Ogni storia che merita di essere raccontata comincia con un atto di coraggio. Anche la nostra. Porta San Benedetto, come i Giochi de le Porte, è nata dalla passione di donne e uomini che un giorno scelsero di mettersi in cammino verso un orizzonte che ancora non si vedeva. Avevano con sé soltanto un sogno e la testarda convinzione che valesse la pena inseguirlo.

Era il 1970. Nessuno, allora, poteva immaginare che quella manifestazione appena abbozzata avrebbe cambiato il battito del cuore di un'intera città. I primi passi furono incerti, come quelli di chi avanza nella nebbia, tra tentativi, dubbi e silenzi. Ma quelle persone non si voltarono indietro. Decisero di crederci, ostinatamente, e dal 1978 la grande macchina dei Giochi prese a muoversi senza fermarsi più. Da allora, ogni anno, quando settembre accende la sua luce dorata, da via Vittorio Veneto e via Isonzo fino a piazza Martiri le strade si vestono a festa: i vessilli, le finestre, i volti, le voci. Tutto si tinge di Gialloblu.

Eppure la Nostra non è mai stata una strada in discesa. È una storia vissuta, soprattutto agli inizi, come equilibristi sospesi su un filo intrecciato di rose e di spine: le rose delle vittorie, rare e profumatissime, e le spine dell'amarezza delle sconfitte. E quante spine hanno trafitto il lavoro, la passione, le speranze e l'amore del popolo gialloblu! Quante notti passate a cucire, costruire, provare, e quanti pomeriggi di settembre chiusi con un nodo in gola, guardando il Palio prendere un'altra strada. Ma all'indomani di ogni sconfitta il popolo di San Benedetto non ha mai abbassato lo sguardo. Si è rimboccato le maniche, ha asciugato le lacrime e ha ricominciato da capo, un'altra volta e un'altra ancora, perché l'amore vero non si misura nei trofei, ma nella forza di rialzarsi.

Poi arrivò il 1994, e con lui arrivò Marco, il "somarello", il piccolo e grintoso "Pistafitto". Nessuno avrebbe scommesso su di lui. Gli avversari ridevano, lo prendevano in giro, lo guardavano dall'alto in basso. Ma lui non ascoltava: portava dentro di sé la fame di chi aspettava da troppo tempo e il cuore di un'intera Porta. Incurante delle battute e degli sfottò, mise tutti in riga e, passo dopo passo, lastricò di petali di rosa la strada che portava al primo, indimenticabile Palio per la Porta di San Benedetto. Quel giorno le spine si fecero fiori, e un'intera generazione di portaioli pianse, finalmente, di gioia.

Da quel momento il cammino non si è più fermato. Otto volte il Palio ha scelto i nostri colori, otto volte ha coronato la Nostra Porta e illuminato i Cuori dei portaioli. Otto vittorie che non sono mai state un regalo della sorte, ma il frutto di un lavoro immenso, di una passione che non conosce stagioni, di una volontà ostinata di non arrendersi mai. Dietro ciascuna ci sono mani che hanno lavorato nell'ombra, voci che hanno incitato fino a perdere il fiato, generazioni che si sono passate il testimone come si passa una fiaccola accesa.

Queste sono le nostre edizioni blasonate, incise per sempre nella memoria del popolo gialloblu:

1994 – 1996 – 1999 – 2001 – 2007 – 2011 – 2016 – 2025

E la nostra storia, ne siamo certi, non ha ancora scritto la sua ultima pagina.

Stemma di Porta San Benedetto

LO STEMMA E I COLORI

Sulle nostre
bandiere

Il leone nella parte superiore dello scudo e gli scaglioni gialloblù compongono lo stemma della Porta. Sulle bandiere e sui fazzoletti, questi segni ci accompagnano in piazza e restano con noi quando la festa finisce.

GialloBlu
Stemma e materiali
La comunità di Porta San Benedetto riunita sotto le bandiere gialloblù

VITA DI PORTA

Se vuoi darci
una mano

Passa in taverna, fermati a parlare. C’è chi sa cucire e chi sa cucinare, chi suona da anni e chi deve ancora imparare. Un modo per dare una mano si trova.

Partecipa alla vita della Porta